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Catalunya salva i tori!
Inserito da:FabioNews info@fabionews.info in data:2010-07-28 23:33:34
good news - miau bau
Una piccola notizia .. non importante direte voi...
Se foste un toro sicuramente non la pensareste così! :-D
Ciao
Fabio

Da Peacereporter.net 28/07/2010

La Catalogna abolisce la corrida

Con 68 voti favorevoli, 55 contrari e 9 astenuti è la seconda comunità autonoma, dopo le Canarie, ad abolire lo spettacolo tradizionale spagnolo.

Afflato indipendentista o difesa dei diritti degli animali? Qualunque sia la risposta a questa domanda è certo ormai che la decisione del parlamento Catalano di proibire la corrida nella comunità autonoma più "ribelle" della Spagna rappresenta una decisione storica. Dal 1 gennaio del 2012 l'esercizio della tauromachia sarà vietato a Barcellona e dintorni. Questo il verdetto, dopo una sessione fiume, dei deputati che hanno accolto l'iniziativa legislativa popolare promossa dal comitato Prou (basta in catalano) che ha raccolto le firme di 180 mila cittadini. Sui 134 parlamentari presenti in aula 68 si sono pronunciati a favore della legge, 55 contrari e 9 si sono astenuti.

Divisioni. Neanche a dirlo le divisioni politiche l'hanno fatta da padrone con la formazione di Convergència i Uniò, i nazionalisti di maggioranza, uniti per il passaggio del provvedimento e il Partito socialista catalano diviso fra chi - tre deputati - voleva salutare per sempre una delle tradizioni più cruente della penisola iberica e chi, la maggioranza, ha ritenuto che, seppur cruenta, la corrida è pur sempre una tradizione da rispettare e salvaguardare. Compatto contro la legge, e la possibilità che questa divida gli spagnoli, si è mosso anche il PP con tutti i suoi 14 deputati. Così, dopo le iniziali dimostrazioni degli attivisti davanti la sede del Parlamento, hanno preso la parola le varie fazioni. Anna Mulà, portavoce di Prou, ha ribadito come sia deviante ridurre il dibattito a una questione di Catalogna contro Spagna e che la corrida "non rappresenta i valori della società del ventunesimo secolo ma solo un abuso prevenibile e una tortura". Dal partito socialista il deputato David Pérez ha invece tracciato un parallelo fra la "festa" e la libertà sostenendo che "se non sei del Barça non sei catalano, se ti piace Loquillo (al secolo José María Sanz Beltrán rocker barcelonese ndr) sei sospetto e se ti piacciono i tori sei spagnolo".

Identità. Persa la battaglia catalana gli sconfitti, i "protaurini" e il Partito Popolare, hanno già annunciato che ricorreranno a tutti i mezzi legali possibili per impedire che la legge entri in vigore. E dove i primi, prevalentemente organizzazioni, presenteranno ricorso presso la Corte Costituzionale, il partito di destra cercherà di far pressione sul Parlamento centrale di Madrid perché vari una legge nazionale che impedisca alle comunità autonome di abolire uno dei simboli della Spagna. Della Spagna arcaica e commerciale - gli organizzatori hanno già chiesto indennizzi per 300 milioni di euro - ma non della Spagna del 2000. Lo spettacolo dei tori è una manifestazione che ormai viene seguita solo dagli anziani e da un'élite borghese accomunata dall'amore per la monarchia e la Chiesa cattolica. Una parte, piccola, degli spagnoli è insomma quella legata a doppio filo a una tradizione che per lo Stato mediterraneo è come il mandolino per l'Italia o la baguette per la Francia: un luogo comune. In Spagna c'è di più. In Andalucia, per esempio, coniugazione massima del sud tradizionalista, i giovani quasi ignorano, quando non disprezzano, l'appuntamento della domenica nell'arena. Il divertimento è la musica, dal flamenco al rock, è lo sport, è perfino l'Università. Le preoccupazioni sono quelle di tutti i giovani europei lavoro, salute, futuro.

La scelta fatta oggi dalla Catalogna, seconda comunità a rinunciare alla corrida dopo le Canarie che l'abolirono nel 1991, non ha nulla a che vedere con l'identità, con il nazionalismo e con l'anima separatista dei catalani. La votazione ricalca piuttosto la volontà del Paese reale, della Spagna desiderosa di affrancarsi dalla nomea di una comunità che, per divertirsi, uccide animali grossi ma pur sempre indifesi.

Antonio Marafioti


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