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Inserito da:Gigi - FabioNews luigi.eusebi@poste.it in data:2017-12-27 23:14:28

Buon Natale, anche se siamo in guerra

 | 24 dicembre 2017

La produzione di armi cresce in tutto il mondo, intanto l’Italia mantiene in piedi diverse missioni militari. Tuttavia, il rifiuto della guerra può alimentarsi anche con le storie di Natale, quelle poco note, quando diverse truppe hanno smesso di spararsi
Siamo in guerra, ma non perché ci attaccano gli islamisti. Dopo l’11 settembre il giro d’affari dei produttori di armi è cresciuto quasi del 40 per cento arrivando a 375 miliardi di dollari. Tra i primi ci sono gli americani Lockheed Martin con oltre 40 miliardi di commesse soprattutto grazie alle vendita dei caccia F-35 che anche l’Italia sta comprando con i costi che sono raddoppiati e un ritardo di “almeno cinque anni” nei lavori (dati Adnkronos). Ma tra i primi dieci che vendono bombe al mondo ci sono anche gli italiani della Leonardo con 8 miliardi e mezzo di fatturato.Il 60 per cento dei clienti delle aziende nostrane sono nordafricani e mediorientali. Cioè quelli che la politica considera tra i peggiori al mondo. Ma anche l’Italia è un ottimo cliente dei venditori di armi. Quasi 6 miliardi sono impegnati per il 2018, una cifra che ogni anno sale con percentuali importanti. Sul sito del ministero della Difesa c’è scritto che “l’Esercito Italiano opera con la consapevolezza che le operazioni militari contribuiscono e stimolano la crescita del Paese ma soprattutto promuovono la coscienza dell’importanza per l’Italia di assumere ruoli di sempre maggiori responsabilità anche in campo internazionale” e vengono segnalate missioni in Iraq, Libia, Libano, Somalia, Mali, Kosovo e anche in Afghanistan. Francia, Canada e Spagna se ne sono andati da tempo da quest’ultimo Paese. Gli italiani restano e sono il secondo contingente più numeroso dopo quello statunitense. E perché restano? Dopo una montagna di morti (circa 150mila) nel paese non è cambiato niente, anzi la situazione è peggiorata. I talebani avanzano. In due anni il loro controllo del territorio è passato dal 21 per cento al 29 per cento, la guerra è costata 900 miliardi e l’Italia ne ha spesi 7 e mezzo, ma secondo alcuni studi questi costi potrebbero essere il doppio. L’analfabetismo è passato dal 68% al 62% e la condizione femminile è migliorata un pochino solo nelle città… questi gli unici miseri progressi (dati MIL€X).