Contro il rimpatrio degli Eritrei dalla Libia; AI per il Myanmar Inserito da:Luisa - FabioNews lmemore@inwind.it in data:2010-07-05 22:27:46 |
Anche Amnesty International sta seguendo la vicenda dei profughi eritrei in Libia. Qui sotto il loro resoconto e la pagina ove si può firmare per sostenere la loro azione.
Ricordo anche la
Serata dedicata al Myanmar
Venerdì 16 luglio
Vineria Porto Ribeca
via L. Tarino, 2
ore 19
La Circoscrizione Piemonte e Valle d'Aosta di Amnesty International vi invita ad una serata informativa e di raccolta fondi dedicata al Myanmar. Presso la vineria Porto Ribeca sarà esposta una selezione di fotografie di Andrea Guermani e Max Tomasinelli tratte dalla mostra "Myanmar: terra senza libertà", curata da Amnesty International. Una referente di Amnesty International introdurrà le fotografie, delineando un quadro sociopolitico del Myanmar oggi. Una parte del ricavato della serata sarà devoluto all'associazione.
Sarà allestito un piccolo spazio informativo a cura dei volontari.
Per informazioni:
Amnesty International
Circoscrizione Piemonte e Valle d'Aosta
Tel. 011/8170530
ai.torino@amnesty.it
Luisa
Libia: più di 200 persone di nazionalità eritrea rischiano il rimpatrio forzato
http://www.amnesty.it/Libia_Eritrea_rimpatrio_forzato
Secondo informazioni ricevute da Amnesty International, più di 200 cittadini eritrei sono stati picchiati e trasferiti con la forza dal centro di detenzione di Misratah a quello di Sabha, dove le condizioni sono di gran lunga peggiori. Rischiano il rimpatrio forzato in Eritrea, dove potrebbero subire torture.
Sia il centro di detenzione di Misratah che quello di Sabha sono destinati ai "migranti irregolari", sebbene le autorità libiche facciano poco o nulla per distinguere tra richiedenti asilo, rifugiati e migranti.
Circa due settimane fa, gli agenti di sicurezza libici hanno fatto circolare un modulo in lingua tigrina nel centro di detenzione di Misratah, chiedendo ai detenuti eritrei di compilarlo. Circa la metà di loro si è rifiutata di farlo, temendo che le informazioni personali riportate sarebbero state trasmesse alle autorità eritree. Il 29 giugno, circa 15 detenuti hanno tentato la fuga; 13 di essi sarebbero stati catturati nei due giorni successivi.
Secondo le informazioni inviate ad Amnesty International, la notte del 29 giugno, circa 100 soldati e agenti di polizia hanno circondato il centro di detenzione di Misratah. Erano armati con fucili e gas lacrimogeni. All'alba del 30 giugno hanno fatto irruzione nelle celle e hanno picchiato i detenuti con bastoni e fruste. Almeno 14 persone sarebbero state gravemente ferite e portate in ospedale. Lo stesso giorno, più di 200 detenuti eritrei sono stati caricati a forza su due container e trasportati a Sabha, sorvegliati da un convoglio di militari e poliziotti. Almeno quattro uomini sono stati separati dalle loro famiglie; 13 donne e sette bambini eritrei sono ancora nel centro di detenzione di Misratah, nessuno di loro è stato trasferito o picchiato.
Gli oltre 200 eritrei si trovano ora nel centro di detenzione di Sabha, in pessime condizioni a causa della carenza di cibo e acqua, dell'inadeguatezza dei servizi igienico-sanitari e del sovraffollamento delle celle. A diversi detenuti che hanno riportato gravi ferite sono state negate le cure mediche. I detenuti temono il rimpatrio forzato nel loro paese di origine, dove sono a rischio di tortura e altri maltrattamenti, la punizione riservata a chi ha "tradito" il paese o ha disertato la leva militare. I loro timori si aggiungono alle minacce delle forze di sicurezza libiche che, mentre li picchiavano, urlavano che li avrebbero uccisi o rimpatriati.
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