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ARTICOLO SELEZIONATO
Il premio Nobel per la pace che ama la guerra!
Inserito da:FabioNews info@fabionews.info in data:2009-11-29 00:53:44
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Basta guerre
Un premio Nobel piu' immeritato non me lo ricordo...
Grazie a Obama le guerre nel mondo aumentano, i bambini continueranno a saltare su qualche mina made in USA, l'industria militare continua a governare la politica estera USA...
Se non fosse nero nessuno si sarebe accorto che il; presidente USA e' cambiato...
Se Bush era dipinto come un burattino deficiente comandato da Cheney questo presidente non ha nemmeno la scusante della scarsa intelligenza!
Obama rappresenta la piu' grande campagna mediatica globalizzata degl ultimi anni.
Ciao
Fabio

Da  peacereporter.net 25/11/2009

Stati Uniti, Obama non firmerà il trattato per bandire le mine antiuomo   

Lo ha reso noto il portavoce del governo Usa, Ian Kelly

Barack Obama, presidente degli Stati Uniti e premio Nobel per la Pace, non firmerà il trattato internazionale per la messa al bando delle mine antiuomo.
L'annuncio è del portavoce dell'esecutivo Usa, Ian Kelly. "La nostra politica sulle mine resta invariata rispetto all'amministrazione precedente. Abbiamo appurato che non saremmo in grado di assicurare la sicurezza nazionale per noi e i nostri alleati se firmassimo questa convenzione".
Il Trattato per il bando delle mine antiuomo, siglato nel 1999 e sottoscritto da 156 Paesi di tutto il mondo, proibisce uso, vendita e produzione degli ordigni esplosivi. Tra le nazioni non firmatarie del Trattato, oltre agli Usa, si trovano Cina, Russia, Myanmar, India e Pakistan.

Da peacereporter.net 25/11/2009   

Afghanistan, Obama approva il 'surge'   

Alla fine Obama ha deciso: al fronte altri 34mila soldati Usa per contenere l'avanzata dei talebani, contro i quali Washington sta segretamente assoldando anche milizie tribali pashtun

Dopo aver convocato, lunedì sera alla Casa Bianca, l'ennesimo consiglio di guerra, il premio Nobel per la pace Barack Obama ha deciso di inviare in Afghanistan altri 34mila soldati statunitensi. L'annuncio verrà dato pubblicamente martedì primo dicembre.
Ignorando le posizioni del suo vice Joe Biden e della maggioranza del Partito Democratico - convinti che un'escalation militare in Afghanistan non giovi alla sicurezza nazionale e alla lotta al terrorismo - il presidente Obama ha quindi accolto quasi in pieno la richiesta del generale Stanley McCrystal, comandante delle truppe alleate sul campo, il quale a settembre aveva detto chiaro e tondo che senza rinforzi sufficienti a rovesciare le sorti del conflitto nel giro di un anno, ovvero almeno 40mila soldati, "rischiamo di trovarci in una situazione per la quale non sarà più possibile sconfiggere l'insurrezione".

Più truppe anche dagli alleati europei. La decisione di Obama, che porta a centomila il numero dei soldati Usa impegnati sul fronte afgano, obbliga anche gli alleati europei, impegnati con 36mila uomini, a fare di più.
Il 3 dicembre i ministri degli Esteri della Nato si incontreranno a Bruxelles per decidere quanti altri soldati mandare in guerra. Washington ne gradirebbero tra i tre e i cinquemila e spera di ottenerli dalla fida Gran Bretagna, dalla Turchia, dalla Romania, ma anche dalla Germania e dall'Italia e perfino dalla Francia.
Non che gli Stati Uniti abbiano un reale bisogno di qualche battaglione in più. La questione è prettamente politica, simbolica: "La guerra in Afghanistan non è un affare solo americano, è un gioco di squadra, e ognuno deve fare la sua parte", ha recentemente dichiarato il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen.

Rinforzi oggi per andarsene domani. L'invio di massicci rinforzi che Obama sta per annunciare è solo apparentemente in contrasto con la nuova strategia di ‘exit strategy' decisa dalla Casa Bianca e dalla Nato. Una strategia che prevede la progressiva ‘afganizzazione' del conflitto, lasciando alle forze afgane il compito di fronteggiare i talebani, così da consentire il progressivo ritiro delle truppe occidentali. Questo dovrebbe succedere nel giro di circa cinque anni. Ma perché tutto proceda secondo i piani, è necessario evitare che i talebani vincano subito la guerra costringendo l'Occidente a un'umiliante ritirata anticipata. Da qui la necessità di più truppe per ‘tenere duro' ancora per qualche anno.

Milizie pashtun al soldo degli Usa. La strategia Usa procede su un doppio binario: invio di rinforzi e parallela preparazione delle forze afgane. Forze regolari - esercito e polizia che si intende potenziare dagli attuali 180 uomini a 400 mila - ma sopratutto milizie irregolari private. Questo ‘secondo binario' è tenuto segreto, vista la sua palese contraddizione con i passati programmi di disarmo delle milizie dei signori della guerra - programmi costati miliardi di dollari alla comunità internazionale - e considerato il suo inevitabile effetto: quello di lasciare in eredità all'Afghanistan, dopo anni di occupazione militare, una guerra civile foraggiata dall'Occidente. Di questo programma segreto, fortemente voluto dal generale McCrystal, sono trapelate solo poche informazioni sulla stampa.

Dalle Appf di McKiernan alle Cdi di McCrystal. Si chiama 'Iniziativa per la difesa della comunità' (Cdi) ed è l'evoluzione del programma 'Forze afgane di protezione pubblica' (Appf) avviato dal generale David McKiernan due mesi prima di venire sostituito da McCrystal. La differenza è sostanziale.
Le Appf, sperimentate lo scorso aprile nella provincia di Wardak, erano delle forze di polizia ausiliaria in divisa, reclutate tra la popolazione civile, selezionate e addestrate secondo dei criteri ben precisi e poste sotto il comando della polizia afgana.
Le Cdi invece non sono altro che preesistenti milizie tribali assoldate, e affiancate, dalle forze speciali Usa che rispondono direttamente al comandante McCrystal (al di fuori, quindi, della missione Nato), il quale, per questo scopo, dispone di un apposito budget di 1,3 miliardi di dollari.

Coinvolto nelle Cdi un losco politico afgano. Il nuovo programma, preferito a quello delle Appf per la sua maggiore rapidità di attivazione e modellato sull'analogo programma iracheno dei ‘Consigli per il risveglio', è già operativo in quattordici aree del sud, dell'est e dell'ovest afgano e coinvolge già migliaia di miliziani pashtun. Uomo chiave di questo discusso programma è un influente politico di Helmand Arif Noorzai, ex ministro degli Affari Tribali, accusato di legami con il narcotraffico. La scelta è caduta su di lui perché questo losco personaggio è già a capo di una milizia tribale di 12.500 uomini messa in piedi quest'estate per vigilare sulle elezioni presidenziali del 20 agosto. Gran parte di questi miliziani, dopo il voto, sono confluiti nell'Iniziativa per la difesa della comunità.

Enrico Piovesana


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