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"E' tutto sbagliato, è tutto da rifare", direbbe Bartali...
Inserito da:Gigi - FabioNews luis.eusebi@iol.it in data:2018-05-11 17:29:15

Cambia Giro.

Il Movimento No Tav dichiara il suo NO a questo 101° Giro d’Italia.

La Valle di Susa, interessata dal suo passaggio in due distinte tappe, sarà luogo aperto e democratico di manifestazione di questa determinato dissenso.

Questa adesione e partecipazione diretta, maturate dopo ampia e condivisa discussione, intendono fare propri i motivi che hanno dato il via a molteplici iniziative di dissenso, a partire dall’ignorato appello a modificare le scelta della città di Gerusalemme quale località di partenza.

Ci vede fermamente contrari alla scelta di un gruppo editoriale privato di utilizzare per scopi politici di parte un evento sportivo che, pur essendo storicamente risorsa aziendale e luogo di interessi economici riconosciuti, è patrimonio collettivo per l’intenso coinvolgimento popolare che da sempre suscita, alimentando simpatia e sentimenti patriottici ed identitari nella stragrande maggioranza degli Italiani.

Un sostegno così esplicito allo Stato di Israele, concomitante con il settantesimo anniversario della sua fondazione, con l’avviato tentavo di sdoganamento internazionale del trasferimento della capitale a Gerusalemme, con l’inasprimento delle violenze e delle prevaricazioni verso le popolazioni Palestinesi, con la palese e arrogante negazione di qualsiasi credibile percorso di pacificazione è molto di più di un ghiotto business d’impresa, è una scelta connivente e non disinteressata contro un popolo perseguitato in chiaro appoggio dei suoi oppressori.

Gli italiani, nel loro diritto di seguire ed appassionarsi ad un grande evento sportivo, sono stati indebitamente trascinati ad avallare un’azione di politica e diplomazia internazionale che avrebbe richiesto ampie cautele anche in caso di iniziative governative ufficiali, lasciando l’amaro sospetto che un assenso politico ci sia comunque stato, in pieno dispregio delle prerogative del Parlamento, del diritto internazionale e delle sue regole.

Non si fraintenda in alcun modo questa presa di posizione che nulla ha a che fare con l’antisemitismo, del suo radicamento e riaffiorare in molti Paesi, anche europei.

I milioni di cittadini di origine ebraica presenti in quasi ogni luogo del mondo che credendo nella giustizia e nel bisogno di pace, contribuiscono quotidianamente con operosità e intelligenza al progresso dell’umanità hanno, intatte e indiscusse, la nostra stima ed amicizia.

 Essi non sono e non devono essere chiamati a corresponsabilità con uno Stato, un Governo e sciaguratamente un elettorato che questi valori sembrano aver smarrito per strada.

Una strada che restando fedele alla memoria scaturita dall’Olocausto avrebbe dovuto respingere per sempre razzismo, intolleranza, mire territoriali, disprezzo della vita e delle persone, spinte tanto avanti da innescare tragiche pulizie etniche.

Confidiamo che siano le Comunità ebraiche a riconoscere e respingere la minoritaria cultura dell’odio e della prevaricazione, distinguendo la propria identità storica, culturale e religiosa dell’esasperato nazionalismo di questo giovane Stato.

Il Movimento No Tav negli anni ha vissuto numerose occasioni di incontro con esponenti e comunità Palestinesi riscontrando ogni volta tratti ed esperienze comuni, riconducibili, fatte le debite proporzioni, a matrici comuni: militarizzazione dei territori, steccati, filo spinato e zone interdette, controllo militare della vita civile e limitazioni alla libertà di movimento degli stessi residenti, accrescendo solidarietà e sentimenti di vicinanza.

Non estraneo a quanto scaturito da queste riflessioni, è stato ed è il concreto caloroso supporto ai migranti in transito spontaneamente creatosi in Valle, doverosa e sentita risposta alla crescente creazione di divisioni e barriere identitarie, religiose ed alla chiusura fisica di “confini e frontiere” che ha visto concentrarsi sulle nostre montagne di confine energiche azioni di contrasto al libero spostamento delle persone di qualsiasi provenienza, etnia e cultura, messe in atto dai due Stati confinanti. 

Cambiare il Giro, nel continuo percorso tracciato dalla nostra quasi trentennale lotta, significa sapersi mettere in discussione, sottrarsi in modo critico al pensiero dominante, mettersi in gioco per i propri ideali, aspirare ad un Mondo migliore, credere nella giustizia e nella Pace tra i popoli.

Gino Bartali, pur essendo meritatamente un Giusto d'Israele, oggi non avrebbe dubbi nel ripetere il suo:

"E' tutto sbagliato è tutto da rifare”.

Da un ben noto luogo, Valle di Susa, 10 maggio 2018.

Movimento No Tav.


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