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Donald Trump abroga il Dood-Frank Act.
Inserito da:FabioNews info@fabionews.info in data:2017-02-13 11:06:42

Africa - Geopolitica - Amerikano - economia

Rigiro Rigiro quanto ricevuto da Fulvio beltrami

  "...propongo questa accurata analisi delle conseguenze dei due decreti presidenziali firmati da Donald Trump per abrogare la legge federale Dood-Franck Act voluta nel 2010 dal Presidente Obama per regolare la Mad Economy delle banche e impedire il traffico di coltan e oro dalle zone di conflitto nel Congo. L’abrogazione della legge, se verrà avvallata dal Congress avrà come conseguenze l’inasprirsi dei conflitti etnici nella regione dei Grandi Laghi con gravi rischi di genocidio in Burundi."

Ogni iniziativa imprenditoriale tesa a rendere più equo il commercio dei minerali congolesi, come FairPhone, è destinata ora a fallire. Perché il consumatore deve comprare telefonini e accessori Hi tech costosi ma provenienti da un commercio giusto ed equo mentre sul mercato sono a disposizione gli stessi gadget elettronici a prezzi competitivi in quanto fabbricati con il coltan venduto da terroristi e gruppi armati che abbattono i costi di estrazione tramite l’economia di schiavitù?

Buona lettura

Fabio

Donald Trump abroga il Dood-Frank Act.

Le multinazionali americane sono ora autorizzate a comprare I Bloody Minerals del Congo.

Venerdì 03 febbraio il Presidente Donald Trump ha firmato due direttive presidenziali per smantellare la legge Dood-Frank Wall Street Reform and Consumer Protection Act, comunemente definita Dood-Frank Act. La legge federale fu firmata dal presidente Barak Obama il 21 luglio 2010 per regolare il mercato finanziario americano impazzito a causa del network mondiale della speculazione finanziaria (Pirate Finance) e dalla montagna di “bad loans” debiti insolvibili elargiti con spensieratezza ad aziende e privati cittadini. Nel 2009, quando il sistema finanziario americano si avvicinò al collasso, si scoprì che i bad loans rappresentavano circa il 40% dei crediti elargiti dai vari istituti finanziari. Ogni banca era pienamente consapevole che i crediti elargiti con estrema facilità non erano recuperabili fin dal inizio ma rappresentavano un mercato finanziario parallelo di compra vendita dei debiti. Un’altra geniale idea dei Wall Street Woolfs (i lupi di Wall Street) per generare profitti dal nulla.

Il Dood-Frank Act, nella sezione della legge dedicata alla tutela dei consumatori, impediva l’acquisto di minerali estratti da zone di guerra. Il capitolo fu inserito sotto pressione della associazioni in difesa dei diritti umani per bloccare la scandalosa vendita di minerali provenienti dalle zone sotto controllo di guerriglie al est della Repubblica Democratica del Congo. La legge è stata combattuta per anni dagli istituti finanziari e dalle multinazionali della IT e New Economy tra le quali: HP, Dell, Compaq. A distanza di un anno dall’entrata in vigore del Dood-Frank Act le esportazioni illegali di minerali congolesi diminuì dai 380 milioni di dollari ai 185 milioni per anno.

Coltan, oro e altri minerali preziosi sono presenti in quantità inimmaginabili nelle province congolesi del est: Nord Kivu e Sud Kivu. Questi minerali sono sotto il controllo della famiglia del Presidente Joseph Kabila e di vari gruppi armati autoctoni (raggruppati sotto la sigla Mai Mai) e stranieri. Lo sfruttamento illegale dei minerali congolesi è stato possibile grazie ad una alleanza non ufficiale tra la Famiglia Kabila, i gruppi armati presenti al est, multinazionali americane ed europee. Questi minerali dalla straordinaria resistenza al calore, vengono normalmente utilizzati in vari settori industriali: dalla produzione di smart phone, computer, tablet alla realizzazioni di delicata strumentazione ad alta precisione per la NASA e le industri aeronautiche e spaziali europee, russe e cinesi. L'est del Congo ospita il 75% delle riserve mondiali di questi minerali.

L’accordo mafioso è semplice quanto funzionale. Il governo di Kinshasa evita ogni seria operazione militare contro i gruppi armati presenti al est. Questi si occupano di estrarre e vendere i minerali preziosi presenti nelle aree sotto il loro controllo. I profitti vengono divisi 60% alla Famiglia Kabila e 40% al movimento armato che può ricevere anche la richiesta ufficiosa di difendere in nome del governo di Kinshasa parte del territorio nazionale contro eventuali ribellioni tutsi congolesi supportate da Uganda e Rwanda. Una richiesta per la prima volta sottoposta ai gruppi congolesi Mai Mai e ai terroristi ruandesi nel 2002 in piena Seconda Guerra Pan Africana) per controbilanciare l'inefficienza dell’esercito nazionale: “Forces Armees de la Republique Democratique du Congo – FARDC” spesso non pagato, non ben armato e sotto controllo di Generali e Colonnelli corrotti e criminali.

Dal 2002 al 2009 la Famiglia Kabila ha creato un complicato network mafioso nelle zone di conflitto al est del Congo che coinvolge diversi attori congolesi, regionali, americani ed europei. Il principale gruppo armato che approfitta di questo immenso business sono i terroristi ruandesi “Force Democratique pour la Liberation du Rwanda – FDLR”, milizia create dalla Francia nel 2000

Le FDLR sono composte da ex soldati del regime razial nazista del Presidente Juvenal Habyrimana e dalle milizie Interahamwe, responsabili di 1 milioni di morti nel Rwanda 1994. L’obiettivo politico militare delle FDLR è di riconquistare il Rwanda e imporre il regime nazista HutuPower che regnò per quasi trent’anni. Regime autore del genocidio e sconfitto dalla guerra di liberazione portata avanti dal Rwanda Patriottic Front guidati dall’attuale presidente Paul Kagame. Ancora oggi le FDLR sono in favore di uno sterminio totale della minoranza tutsi ruandesi per restaurare un governo “democratico” sotto esclusivo controllo degli estremisti HutuPower.

Grazie al traffico illegale di minerali al est del Congo le FDLR sono riuscite a sopravvivere per 17 anni, controllando vaste aeree nel Nord e nel Sud del Kivu e comprando un pericoloso arsenale militare. La forza di questo gruppo terroristico è valutata sui 12.000 uomini (1.200 secondi i dati forniti dalle Nazioni Unite; 4.500 secondo quelli forniti dal governo ruandese). La maggioranza dei miliziani è reclutata da giovani disoccupati congolesi senza futuro nemmeno nel settore informale. Nuove reclute ora giungono dalla milizia nazista burundese Imbonerakure. Dal 2002 le FLDR hanno tentato (senza riuscirci) 8 volte di invadere il Rwanda. L’ultima nel aprile 2014: Operazione Umudendezo.

Il contingente ONU di pace in Congo: MONUSCO nel 2012 ha firmato un patto militare segreto con le FDLR per sconfiggere la ribellione Banyarwanda Movimento 23 Marzo comunemente noto sotto la sigla: M23, sostenuto da Uganda e Rwanda. Il Commando Generale delle FLDR è ubicato a Goma (capoluogo della provincia del Nord Kivu) a 2 km di distanza dal Quartiere Generale per l’Est della MONUSCO. Nonostante la campagna militare contro questi terroristi lanciata nel 2015 da Kinshasa, negli ultimi mesi Leader militari e politici FDLR sono stati visti a cenare presso i migliori ristoranti e hotel di Goma in compagnia di Generali congolesi, esperti militari francesi e Ufficiali della MONUSCO.

Tra la popolazione congolese al est è convinzione comune che l’offensiva dell’esercito regolare congolese del 2015 sia stata una semplice fiction offerta ai Media occidentali. Nel settembre 2016 la MONUSCO è stata accusata di non proteggere le popolazioni di etnia Banande che vivono a Lubero, Bunia e Butembo (Provincia del Nord Kivu) vittime di pulizie etniche organizzate da Kinshasa. Ufficialmente queste pulizie etniche sono commesse da un gruppo islamico ugandese “ADF”, distrutto però due anni fa. In realtà gli autori di questi crimini contro l’umanità sono i terroristi ruandesi FDLR. Il mandante: il Presidente Joseph Kabila. Tramite le pulizie etniche si vuole distruggere l’etnia Banande considerata un pericolo nazionale fin dai tempi del regime Mobutu. I Banande sono famosi per la loro forte Camera di Commercio e relazioni commerciali e politiche a livello internazionale. Originalmente provengono dal Uganda.

Dal luglio 2014 le milizie FDLR assistono e proteggono il regime HutuPower burundese capitanato dal ex presidente Pierre Nkurunziza, illegalmente al potere dal luglio 2015. Grazie al supporto attivo delle FLDR il regime burundese è responsabile di migliaia di esecuzioni extra giudiziarie, massacri, pulizie etniche, arresti e torture rivolte contro la minoranza tutsi. 300.000 burundesi sono ora profughi nei vicini Paesi mentre tutti gli oppositori civili e attivisti della Società Civile sono stati assassinati o costretti al esilio. Nel settembre 2016 il Dipartimento ONU per i Diritti Umani ha lanciato l’allarme di un reale rischio di genocidio in Burundi qualora Nkurunziza dovesse continuare a mantenere il potere. Vari membri della società civile affermano che questo rischio è già realtà. Dal ottobre 2015 nel Paese si starebbe consumando un genocidio silenzioso discreto ma efficace che può essere trasformato in un qualsiasi momento in un omicidio aperto stile Rwanda 1994 a seconda delle convenienze politiche del dittatore Nkurunziza.

Il traffico di minerali preziosi ha un drammatico impatto sulle popolazione del est Congo. Circa 75.000 persone sono in schiavitù, costrette ai lavori forzati nelle mine illegali controllate dalle FDRC e altri gruppi armati. 28.000 di essi sono sospettati di essere bambini di età compresa dai 6 ai 16 anni. Gli IDPs (Sfollati Interni) sono saliti a 2 milioni di persone. Tutte fuggite da morte e violenze disseminate dalle FDLR e dagli altre milizie congolesi e straniere presenti al est del Congo. La possibilità per le popolazioni di essere protette dal esercito nazionale (FARDC) è pari a Zero. Il 98% dei Generali FARDC sono coinvolti nel traffico illegale di minerali e non si sognano di distruggere preziosi partner commerciali anche se riconosciuti a livello internazionali come organizzazioni terroristiche come è il caso delle FDLR.

Le miglia di contadini congolesi cadono in schiavitù nelle miniere causa prestiti ricevuti da imprenditori congolesi vicini ai gruppi armati per pagare la retta scolastica, le cure mediche o semplicemente per sfamare la famiglia. Amministrazioni truffaldine e tassi di interesse del 60% impediscono i contadini di saldare il debito contratto facendoli cadere nella spirale del lavoro gratuito nelle miniere illegali.  Questo traffico illegale registra vari casi di violenza sessuale. I miliziani rapiscono le donne e le ragazze nei villaggi trasformandole in schiave sessuali. I ribelli costringono centinaia di ragazze minori a contrarre matrimonio. Gli attivisti congolesi in difesa dei diritti umani affermano che le milizie ma anche l’esercito regolare sono responsabili della catena ininterrotta di stupri al est del Paese, che detiene il triste record di più alta casistica a livello mondiale: 2 donne violentate ogni minuto.

Il Dood-Frank Act ha reso difficile l’esportazione dei minerari preziosi dalle zone di conflitto in Congo e altri Paesi africani sconvolti da guerre civili. Per mantenere l’identica quantità di minerali importati dal Congo registrata prima della legge federale, le multinazionali americane sono costretti a ricorre a costose triangolazioni assicurate da Cina, Uganda e Rwanda. La capacità finanziaria delle FDLR di acquistare armi e munizioni è scesa al 35% obbligando questo gruppo terroristico di dipendere per i vitali approvvigionamenti dal regime di Kinshasa e dal governo Francese. Fino al giugno 2016 Parigi forniva armi e munizioni sia ai terroristi FLDR in Congo sia al regime razial nazista burundese.

Ora il presidente Donald Trump vuole eliminare queste barriere per rendere legale l’acquisto di minerali africani estratti in zone di conflitto aumentando il rischio di guerre regionali, pulizie etniche e genocidi. Secondo Trump il Dood-Frank Act non ha mai funzionato, rendendo le multinazionali americane meno competitive sui mercati internazionali. Per essere sicuri che ogni traffico internazionale dei minerali non venga ostacolato, il decreto presidenziale prevede la fine dei monitoraggi sull’origine dei minerali acquistati dalla multinazionali americane che il Dodd-Frank Act aveva affidato al  Consumer Financial Protection Bureau, istituzione creata dal Dood-Frank Act per monitorare l’origine di minerali acquistati dalle multinazionali americane.

Secondo la retorica populista di Trump l'abrogazione del Dood-Frank Act è un atto a favore del popolo americano e dei piccoli e medi investitori. In realtà le due direttive presidenziali sono ad esclusivo vantaggio di Wall Street e delle Corporation americane che ora sono libere di agire senza controlli e legislazioni limitatrici della Mad Economy (l’economia pazza) e del saccheggio selvaggio delle risorse naturali del Terzo Mondo.

Contrariamente alla promessa elettorale di combattere i Lupi di Wall Street, l’Amministrazione Trump è formata da miliardari ed ex banchieri impegnati a rendere più facili le speculazioni e porre Wall Street fuori da ogni controllo statale. Secondo i decreti presidenziali il Dipartimento di Giustizia Americano non ha più alcun diritto di porre questioni o di indagare su fallimenti bancari o speculazioni finanziarie dannose per i cittadini americani e il sano sviluppo economico degli Stati Uniti.

Banche, istituti finanziari e multinazionali esultano della decisione di Trump. Secondo loro il Dood-Frank Act sarebbe responsabile della perdita di 18 miliardi di dollari di profitto registrata tra il 2011 e il 2016. L'abrogazione della legge federale ora deve passare al Parlamento. Il rappresentante dei Repubblicani, Jeb Hesarling, presidente del House Financial Services Committee ha dichiarato il suo pieno appoggio alla iniziativa di Trump, offrendosi come promotore della revisione di legge. I leader del Tea Party hanno assicurato i loro voti a favore. Solo i democratici si dichiarano determinati a impedire l'abrogazione del Dood-Frank Act. Purtroppo vari attivisti americani in difesa dei diritti umani lanciano allarmi sulla concreta possibilità che banche e Corporation attuino pressioni su Congressmen democratici per sostenere l’abrogazione della legge.

Drammatiche sono le conseguenze previste per la Repubblica Democratica del Congo, il Rwanda e la Regione dei Grandi Laghi in generale. L’abrogazione della legge federale liberalizza di fatto il commercio di minerali provenienti da zone di conflitto in Congo e sotto il controllo di 41 gruppi armati e la principale organizzazione terroristica regionale: FDLR. Le previsioni parlano di un incontrollabile aumento del volume d’affari legato alle miniere illegali del Kivu. Dai 185 milioni di dollari attualmente registrati si passerebbe a 400 milioni di dollari annui con devastanti effetti collaterali sulla popolazione, possibilità di sviluppo e danni ambientali incalcolabili che, in alcune zone del Est Congo potrebbero compromettere la possibilità di vivere tra quindi, vent’anni.

Un inaspettato ma assai gradito regalo a queste milizie che potranno avere maggior liquidità per comprare nuove armi e causare altre sofferenze alla popolazione congolese e dei Paesi vicini. A breve il commercio illegale di tin, tantalum, tungsteno, cobalto, oro, sarà libero da ogni controllo internazionale. La debole legge europea  sui minerali di guerra è giudicata inadeguata per porre un freno in assenza del Dood-Frank Act. Il Parlamento europeo permette alle proprie multinazionali la autocertificazione dell’origine di minerali comprati in Africa... Tutti i minerali elencati sono le principali materie prime necessarie per la fabbricazioni di smart phones, computer e componenti industriali e militari di alta precisazione e contenuto tecnologico. Secondo una recente inchiesta della associazione Enough Project i gruppi armati in collaborazione con l’esercito regolare e la Famiglia Kabila controllano il 65% del mercato dei minerali preziosi al est del Congo.

La decisione di smantellare il Dood-Frank Act è un chiaro segnale che il controverso presidente americano intende allacciare forti alleanze con Wall Street e il settore “squalo” delle multinazionali americane per controbilanciare l’opposizione popolare che ha raggiunto livelli mai registrati dalla protesta contro l’Amministrazione Nixon. La decisione è però controproducente per gli interessi geo politici americani nella regione. I primi Paesi ad essere indeboliti sono proprio gli alleati regionali degli Stati Uniti: Uganda e Rwanda. Se il Dood-Frank Act dovesse essere abrogato Kigali e Kampala perderebbero il loro ruolo di mediatori del traffico illecito di oro e coltan congolesi con pesanti ripercussioni sulla economia e sicurezza nazionali.

L’Uganda controlla la maggioranza del oro congolese venduto illegalmente mentre il Rwanda controlla il coltan estratto al est del Congo. I rispettivi governi hanno falsificato i dati di estrazioni delle miniere di oro nel Karamoja e della miniere di coltan ubicate ai confini con il Congo per poter tranquillamente “pulire” i minerali provenienti dalle zone di conflitto del vicino Paese. Le operazioni di riciclaggio sono iniziate subito dopo l’entrata in vigore del Dood-Frank Act con il pieno consenso delle multinazionali americane, europee e la complicità silenziosa di Washington e Bruxelles.

Senza I freni imposti dalla legge federale il regime dittatoriale di Kinshasa e I terroristi ruandesi delle FLDR saranno liberi di vendere I minerali da loro controllati alle multinazionali occidentali tramite legali società congolesi di import export. Economisti regionali prevedono anche un aumento del volume d’affari collegato al traffico di oro congolese che attualmente si registra sul mercato di Bujumbura, Burundi. Il traffico è sotto controllo di imprenditori indiani ed israeliani associati al regime HutuPower del ex presidente Nkurunziza, illegalmente al potere dal luglio 2015. Questo permetterà al Signore della Guerra Nkurunziza di accedere a vitali risorse di valuta pregiata per controbilanciare le pesanti perdite dovute dagli embarghi economici e il congelo degli aiuti umanitari imposti da Stati Uniti e Unione Europea. Gli stessi effetti negativi si registreranno a favore del regime del presidente congolese Joseph Kabila che ha annullato le elezioni presidenziali del Novembre 2016. Nonostante gli accordi siglati con la Chiesa Cattolica  nel dicembre 2016, Kabila intende trasformare il suo attuale mandato in una Presidenza a Vita contro la volontà popolare.

Questi regali gratuiti complicano la volontà espressivamente dichiarata da Trump di combattere le dittature instauratesi in Congo e Burundi. Secondo la semplicistica e unilaterale visione del mondo del nuovo presidente americano, Kabila e Nkurunziza sono due dittatori responsabili di gravi violazioni dei diritti umani che devono essere abbattuti. Un pensiero che non si discosta molto dal quello del presidente Barak Obama, in quanto la necessità di abbattere i due regimi non è dettata da senso di giustizia ma da interessi economici. Negli ultimi due anni la diplomazia americana è stata molto attiva per aumentare le possibilità di cambiamenti democratici in Burundi e Congo. L’Amministrazione Obama si è posta in prima linea nel promuovere embarghi finanziari al Burundi e sanzioni mirate al Congo.

La decisione di Trump compromette anche il mantenimento dello Status Quo regionale assicurato da Uganda e Rwanda. La dinamica degli avvenimenti è facile da prevedere. La fine del Dood-Frank Act liberalizza il traffico di minerali di guerra provenienti dal Congo. Questa liberalizzazione è associata ad un boom delle esportazioni. I profitti all’acquisto di armi e munizioni. Il boom degli armamenti alle conflittualità etniche tra bantu e tutsi. I governi ugandese e ruandese sono controllati dalla minoranza tutsi e quindi soggetti ad immediati rischi militari e di destabilizzazione.

In Uganda potrebbero aumentare la tensioni tribali legate ai giacimenti petroliferi (spesso ubicati tra Uganda e Congo). Un primo campanello di allarme si è registrato durante la rivolta armata di Charles Wesley Mumbere re dei Kagonzo, per creare la Repubblica indipendente di Yiira Tentativo soppresso nel sangue dal esercito ugandese il 27 novembre 2016 . Il Rwanda sarebbe a rischio di invasione dopo che il gruppo terroristico FDLR abbia rimodernato il suo arsenale militare. La guerra di liberazione contro il regime di Nkurunziza portata avanti dalla opposizione e dai soldati disertori dell’esercito burundese potrebbe riscontrare forti difficoltà grazie all’afflusso di valuta pregiata al regime HutuPower di Nkurunziza e al inevitabile acquisto di armamenti. Una guerra di liberazione in Burundi, supportata dalla stessa Amministrazione Trump sotto pressioni del Pentagono e dei Guru americani della New Ecomomy tra i quali Bill Gate e Mark Zuckerberg amici intimi del presidente ruandese Paul Kagame.

Secondo esperti militari ugandesi protetti da anonimato l’escalation di conflitti e genocidi è un scenario poco probabile in quanto sono convinti che gli Stati Uniti, assieme a Francia, Belgio, Canada e Unione Europea opteranno per una guerra lampo regionale capace di abbattere il regime burundese e costringere Kabila alla capitolazione. Se questa guerra lampo dovesse accadere sarà scatenata non per impedire genocidi e instaurare la democrazia ma per rafforzare gli interessi economici occidentali sulle riserve petrolifere e minerarie della regione. La storia dei Grandi Laghi dimostra che le guerre lampo si possono trasformare in lunghe tragedie. La guerra lampo di liberazione del Rwanda tentata a due riprese nel 1991 e nel 1993 ha avuto come terribile effetto secondario il genocidio perpetuato dalle forze estremiste Hutu all’epoca detentrici del potere. La guerra lampo del 1996 contro lo Zaire del dittatore Desire' Mobutu Sese Seko Kuku Ngwendu Wa Zabanga ha originato due guerre Pan Africane e una serie di conflitti a bassa intenzione che tutt’ora persistono al est del Congo.

Segnali sulla soluzione militare contro i regimi di Kinshasa e Bujumbura sono rintracciabili nelle croniche regionali. Dal novembre 2016 i miliziani del gruppo ribelle congolese M23 protetti dal esercito ugandese UPDF , hanno abbandonato i campi militari ugandesi dove erano ospitati Anche il loro leader militare: Sultani Makenga, è scomparso secondo il comunicato diramato dall’esercito ugandese nel novembre 2016. La notizia è stata riconfermata dal UPDF al mensile JeuneAfrique lo scorso 3 febbraio . Rumori popolari provenienti dal Congo affermano che le forze del M23 sono ora presenti nelle provincie est del Kivu in stand-by militare.

Minerali Rari e Sangue Umano è il tragico binomio destinato a ripetersi nella Regione dei Grandi Laghi? Al momento è ancora presto per azzardare previsioni ma il rischio è reale. Due i fatti incontestabili. Le popolazioni al est del Congo e in Burundi continueranno nel medio termine a soffrire le privazioni economiche e le violenze inflitte da Kabila e Nkurunziza, leader di due tra i più brutali e sanguinari regimi africani.

Ogni iniziativa imprenditoriale tesa a rendere più equo il commercio dei minerali congolesi, come FairPhone, è destinata ora a fallire. Perché il consumatore deve comprare telefonini e accessori Hi tech costosi ma provenienti da un commercio giusto ed equo mentre sul mercato sono a disposizione gli stessi gadget elettronici a prezzi competitivi in quanto fabbricati con il coltan venduto da terroristi e gruppi armati che abbattono i costi di estrazione tramite l’economia di schiavitù? Sotto l’Amministrazione Trump il vecchio sogno delle Corporation americane di fare affari senza curarsi delle conseguenze e senza rispondere penalmente sta diventando una realtà.


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